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ED(IPOVISIONE)

THEATRE

  • YEAR:

    2011

  • CONCEPT:

    N. Macolino, A. De Gregorio

  • PHOTO:

    A. Cicora

Produzione/Production: Abraxas Lab

Testo/Text: Azzurra De Gregorio
Regia/Directed by: Nicola Macolino
Costumi/Costume design: Marina Miozza

Con/With: gli allievi di Abraxas Lab/Abraxas Lab students

A cosa servono gli occhi se non ci permettono di vedere il male che commettiamo?
Cosa fa di un essere umano un “diverso”?
I temi della vista e della percezione sono centrali in Ed-Ipovisione: Edipo è colui che, non sapendolo, commette del male, poiché è incapace di leggere con chiarezza tutti gli accadimenti della sua esistenza, è colui che si acceca con la convinzione che gli occhi siano solo ingannevoli strumenti attraverso i quali l’uomo crede di acquisire una conoscenza della realtà, senza mai riuscirci, poiché l’essenziale è invisibile allo sguardo.
Se vivere in società significa dover accettare l’autorità dominante, condividere le regole che questa ha stabilito e sottomettersi al potere, anche se si è il potere, Edipo, contravvenendo a queste norme, si trasforma in un fattore di rottura dell’ordine, di sovvertimento dei codici condivisi dalla collettività ed assorbe su di sé lo stigma, il marchio, di una devianza fisica e morale, a causa dell’incapacità del potere di sopportare la diversità.
Nella nostra tragedia, la sfinge, come fosse un’attrazione circense, si reca quotidianamente sul suo “luogo di lavoro” per consumare i resti delle sue vittime, pazientemente catalogati e disinfettati dalla sua fedele assistente Anubi, accompagnatrice delle anime dei morti. Tiresia, pseudoscienziato transessuale, fa dei suoi escrementi strumenti di divinazione. Creonte, in canottiera e pistola, si ostina nella sua rude ars retorica, nel tentativo di trovare un capro espiatorio da punire ed allontanare. Edipo si prepara a combattere, scrutando il mondo attraverso una lente che distorce la sua percezione. Giocasta, in preda a deliri di identità, cerca di soddisfare il suo istinto materno attraverso oggetti perturbanti che minacciano di ucciderla. Una presenza inquietante si insinua tra la folla per disinfettare l’ambiente dalle impurità. Mentre un coro di bambini, ignari del senso di quanto accade, li osserva, ride, piange, gioca, decifra enigmi.
I personaggi di Ed-Ipovisione, inseriti in una dimensione atemporale ed asettica, vagano confusamente nello spazio scenico, quasi senza percepire la presenza dell’altro, ognuno racchiuso nella propria dimensione solipsistica e incomunicabile. Tra flash, visite oculistiche, funerali, rumori assordanti, urla, troni e macchinari, questa tragedia, totalmente riscritta, è concepita e costruita rielaborando codici e linguaggi che riflettono sulla complessità contemporanea.

What the eyes are made for if they don’t allow us to see the evil we commit? What makes a human being a “deviant”? The themes of the sight and the perception are central in Ed-Ipovisione: Edipo is the one who, unconsciously, commits the evil, because he’s not able to read clearly all the events that characterize his existence, he’s the one who blinds him with the conviction that eyes are just deceptive instruments trough which men think to acquire a knowledge of the reality, but without success, because the essential is invisible to the sight.  If living in society means to accept the dominating power, to share the rules it has established and to subjugate to the power, even if you are the power, Edipo, breaking these laws, becomes a breaking point in the order, a presence that subverts the community shared codes and absorbs the stigma, the mark of a physical and moral deviance, because of the inability of the power to tolerate diversity. In our tragedy the Sphinx, as a circus attraction, reaches everyday her ‘workplace’ to consume her victims remains, patiently classified and disinfected by her faithful assistant Anubi, helper of the dead souls. Tiresia, a transexual pseudo-scientist, turns his excrements in divination instruments.

Creonte, in undershirt and with a gun, persists with his rough ars retorica, trying to find a whipping boy to punish and to exile. Edipo gets ready to fight, investigating the world trough a lens that twists his perception. Giocasta, in the grip of an identity delirium, tries to satisfy her maternal instinct through perturbing objects that threaten to kill her. A disturbing presence sneaks into the crowd to disinfect the environment from the impurity. While a children chorus, unaware of the sense of what happens, observes them, laughs, cries, deciphers enigmas. Ed-ipovisione characters, included in a timeless and aseptic dimension, meander obscurely on stage, almost without perceiving the other presences, everybody enclosed in his/her solipsistic and incommunicable dimension. Between flashes, ophthalmic examinations, funerals, deafening noises, howls, thrones and machineries, this tragedy, completely re-written, was conceived and built re-elaborating codes and languages that reflect upon contemporary complexity.

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