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IL SONNO DI MACBETH

Theatre

  • YEAR:

    2008

  • DIRECTED BY:

    N. Macolino

  • PHOTO:

    N. Polini

Produzione/Production: Abraxas Lab, Regione Molise, Provincia di Campobasso

Regia, scene, luci, costumi/Direction, lights, scenes, costumes by: Nicola Macolino
Testo/Text: Gian Ruggero Manzoni
Movimenti di scena/set movements: Giovanna Summo
Interpretazione e realizzazione costumi/costumes interpretation and realization: Marina Miozza
Disegno effetti luci, Asssitente scenografo/Light Design effect, set designer assistant: Gianluigi Venturini

Con/With: Azzurra De Gregorio, Giandomenico Sale, Aldo Gioia, Mena Vasellino, Luca Cataldi, Chiara Scarpone, Stefania Panetta, Daniela Ialicicco, L. Fabio Mastropietro, Olga Petrucci.

Il sonno di Macbeth, secondo la visione dell’autore del testo, è divenuto, per antonomasia, la dichiarazione di ciò che è da sempre il potere: un mostro assetato di sangue, spietato, dominato da un nichilismo affascinante ed estremo in cui spiritualità e ragione sono banditi, così da dare forma all’ancestrale, diremmo arcaica propensione alla violenza che è insita nell’uomo allorquando la materia, la carne, il sangue, la brutalità prendono il sopravvento sulla poesia e sulla bellezza.

La tragedia di Shakespeare, nella versione di Manzoni, si trasforma, inoltre, in un dramma tutto al femminile. Lady Macbeth, donna sterile, ironicamente – totemicamente statica, ferma nel suo aberrante progetto, lucidamente folle, quale novella Eva, sostenuta dalle streghe e dalla loro oscura magia, spinge il coniuge, in preda a una sorta di delirio onirico (lui condannato, nell’originale, a vagare insonne), a perpetrare i più cruenti omicidi fino al punto di prendere lei stessa le sembianze e il ruolo del marito e dare compimento alla danza macabra che viene a intrecciarsi sul palcoscenico. L’impossibilità di dare vita, tipica di ogni potere assoluto, o allorquando l’uomo si pone quale dio, è quindi il motivo conduttore di quest’opera in cui tecnologia, effetti scenici, suoni, costumi, immagini si amalgamano, in accezione interdisciplinare, con la forza evocativa della parola.

Il sonno di Macbeth, according to the author’s vision, has become the declaration of what has always been the power: a cruel bloodthirsty monster, dominated by an extreme and charming nihilsm where spirituality and reason are banished and where is given shape to that ancestral and archaic inclination to the violence that is innate in the human nature when the matter, the flesh, the blood and the brutality prevail over poetry and beauty.

Shakespeare’s tragedy, in Manzoni’s version, becomes a feminine drama. Lady Macbeth, a sterile woman, ironically static as a totem, firm in her aberrant project, rationally deranged, as a new Eve, sustained by the witches and by their obscure magic, pushes her husband, involved in an dreamlike delirium ( Macbeth was condemned, in the original play, to meander sleepless), to commit cruel murders till the point when she assumes her husband’s features and accomplishes the macabre dance that takes place on stage. The impossibility to give life, typical of every absolute power, or when a human being acts like a god, is the recurring theme of this work where technology, set effects, sounds, costumes and images, melt, in an interdisciplinary meaning, with the evocative strength of the word.

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